
“DENIQUE SICUT PROMISERAT”

Sin dai tempi della mia gioventù, ho sempre considerato la Repubblica Sociale Italiana l’espressione più eroica e più veritiera della Rivoluzione fascista. Il Movimento Sociale che nel dopoguerra avrebbe dovuto raccoglierne l’idealità, purtroppo fallì in tale intento.
“John John”
(In San Babila venivo chiamato così dai miei camerati)

1944 – Il Battaglione “Lupo”
“Ho combattuto alcune guerre, ho ubbidito e a volte ho ordinato a uomini in uniforme di seguirmi; ho il ricordo di molti e molti reparti, ma un ricordo sovrasta tutti gli altri, quello del mio battaglione Lupo”.
Tenente di vascello Dante Renato Strippoli.

Inno Xª Flottiglia MAS
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Il “Lupo” si forma nel gennaio-aprile 1944 a La Spezia.
Il nome ricorda le gesta della torpediniera “Lupo”.
Ne è comandante il capitano di corvetta Corrado De Martino, ufficiale di sommergibili.
È la seconda unità di fanteria di marina schierata sul fronte italiano (dopo il Barbarigo, battutosi per la difesa di Roma e di Nettuno). Un battaglione d’assalto, agile, autonomo, motorizzato.
Formato da volontari, conta nelle sue file giovani, ma anche reduci di tutte le campagne.
Era intenzione che il Lupo portasse il cambio al Barbarigo sul fronte di Nettuno. Ma non fu così.
Uno degli ultimi giorni dell’ottobre 1944, mentre la divisione “Xª” stava lasciando il Piemonte per andare a combattere contro il IX Korpus jugoslavo in Venezia Giulia, fu chiesto al comandante Borghese uno dei battaglioni di Fanteria di Marina “Xª” per schierarlo sul fronte sud. Borghese designò il battaglione Lupo.

Giovanissime mascotte della Xª MAS. Foto ufficiale prima della partenza del battaglione verso il fronte di Anzio-Nettuno, nel 1944.


Alessandro Pavolini e Vincenzo Costa passano in rassegna i militi della Brigata nera “Aldo Resega”, estate 1944.



8 settembre 1943. Repubblica Sociale Italiana – Onore agli italiani che non hanno tradito. La vera Storia non li dimentica.
I giorni della nostra San Babila, spesso dannatamente difficili, ma comunque memorabili.
Quando Almirante decise di allearsi con i monarchici, responsabili del vergognoso tradimento dell’8 settembre 1943, molti di noi abbandonarono il Movimento Sociale.
Cominciava così la nostra storia.

Carl Orff – Carmina Burana
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Durata 3 minuti
O Fortuna,
Velut luna,
Statu variabilis,
Semper crescis,
Aut decrescis,
Vita detestabilis …

Carl Orff – Carmina Burana (Frankfurt am Main 1937)
È uno dei capolavori della letteratura medievale tedesca. Musicati nella seconda metà degli anni Trenta da Carl Orff, i Carmina Burana sono una composizione basata su ventiquattro poemi ritrovati nei testi poetici medievali contenuti in un manoscritto del XIII secolo, il Codex Latinus Monacensis o Codex Buranus, proveniente dal convento di Benediktbeuern (Baviera). Il titolo completo è “Carmina Burana: cantiones profanae cantoribus et choris cantandae, comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis”. La prima rappresentazione avvenne nel 1937 a Francoforte e il successo fu tale che Orff scrisse ai suoi editori: “Tutto ciò che ho scritto finora, e che è stato pubblicato, può essere distrutto. I miei lavori iniziano con i Carmina Burana”.
La nostra piazza. Per sempre nostra!
ALTA NEL CIELO CONTRO DECADENZA, VILTÀ E ROVINA RISPLENDE OTHALA, RUNA DEL VALOR.

Il canto di Othala

Il Canto di Othala
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San Babila anni ’70, ricordi indimenticabili di una cruenta e turbolenta militanza politica.
Fu questa l’altra mia vita che solo i camerati di quei tempi epici conobbero veramente da vicino.
Tutti gli altri ne seppero molto poco, o nulla.
Milano, corso Vittorio Emanuele fine anni ’60. Primi tempi.
Milano, corso Matteotti. Come se fosse ieri.
Milano, via Manzoni. Irriducibili.
Un omaggio ai camerati romani, spesso presenti anche in San Babila. Insieme, sempre!


Quel giovedì che non scorderemo mai.

Milano, 12 aprile 1973. Al centro, Francesco Petronio, Franco Servello, Massimo Anderson, Ciccio Franco, Pietro de Andreis e Nestore Crocesi.

La Croce Celtica

Il significato tradizionale attribuito a questo simbolo è quello solare. Ad esso si unisce anche un significato di collegamento tra mondo terreno e mondo celeste. L’asse orizzontale del simbolo rappresenta la dimensione terrena, mentre quello verticale la dimensione celeste. Le testimonianze di alcuni studiosi riportano che la prima croce celtica, chiamata anche croce del Sole o Druidica, sia stata rinvenuta all’interno di una grotta dei Pirenei francesi e risalirebbe al 10.000 a.C.
Giovane Italia, sogni e speranze.



Othala

Le Rune sono strettamente collegate alla storia e alla tradizione culturale, spirituale e religiosa dei Celti, di molti popoli del Nord e naturalmente anche dei Germani. Secondo la cultura nordica contengono il segreto stesso dell’esistenza. Ciascuna di esse rappresenta una delle fondamentali essenze della vita e del mondo. Sono i simboli della più antica scrittura delle tribù germaniche. A partire dal territorio da loro dominato, si diffusero anche in tutta l’area scandinava, in particolare ebbero molto risalto in Svezia in cui rimasero in uso fino al tardo medioevo. Ritrovamenti storici fanno riflettere poi su probabili origini nel Nord Italia, dove alfabeti celtici presentano caratteri simili al runico. Ne è un esempio la celebre “Stele di Prestino” (Como).
La parola “Runa” significa mistero, segreto. Purtroppo, a causa delle decadenti superstizioni del nostro tempo, le Rune sono diventate accessibili a tutti, un articolo da mercatino dell’usato, o da esoterista improvvisato. Ma non siamo tutti uguali, non tutti sono in grado di comprenderle a fondo, di interpretarne l’essenza spirituale, è una questione di attitudini, di sangue, di aristocrazia, di appartenenza.
Il ventitreesimo segno di scrittura dell’antico alfabeto runico è Othala o anche Opilaz, Othila oppure Odal, Odil o Ethel. Il significato letterale di Othala si può far risalire alla parola tedesca “Adel” e a quella olandese “Edel” che significano entrambe nobile.
Othala ci permette di entrare in contatto con le nostre radici e con l’eredità genetica, spirituale e materiale che ci hanno lasciato, generazione dopo generazione, i nostri antenati. Simbolizza l’integrità spirituale e i diritti umani dell’individuo, mentre nella sfera della magia rappresenta una difesa contro l’insinuarsi arbitrario di leggi umane che tendono a soppiantare le leggi dello Spirito.
Hazet 36. Tristi ricordi …
Sperlonga. Campo Scuola MSI, il terzo da destra in piedi è Francesco Ciavatta, assassinato insieme a Franco Bigonzetti a Roma, nel vile agguato di Acca Larenzia.
Campo Hobbit


Milano, bar Quattro Mori. I cinesi del Movimento Studentesco distruggono uno dei nostri bar più famosi.



Non sono mai stato d’accordo su questa scritta. I “Boia chi molla” avrebbero dovuto approfondire meglio il loro concetto della Morte e interpretarlo in ottica più eroica, secondo il tradizionalismo evoliano.
La morte è bella, soprattutto quando si lotta!
La morte è bella sui campi di battaglia!
Alla morte noi ridiamo in faccia!
Chi teme la morte non è degno di vivere!
Roma. Avanguardia, la “mejo gioventù”.

Non ho voluto di proposito dilungarmi sulla storia delle varie correnti di pensiero (Evola, Heidegger, Celine, Guenon, Nietzsche e molti altri) che hanno fortemente ispirato la “forma mentis” con cui interpretavamo l’essenza della Destra elitaria. Per molti di noi la filosofia è stata sin dai tempi dell’adolescenza uno degli studi preferiti, ma qui non avrei trovato sufficiente spazio per trattare di un tema così vasto. Quanto segue è una mia molto elementare e concisa introduzione a Julius Evola. In quei tempi lontani, cercavamo di diffondere tra i camerati un fondamento ideologico che giustificasse il perché della nostra scelta politica. Durante le tante riunioni, anch’io ho dato a tal riguardo il mio piccolo contributo.
Giulio Cesare Andrea Evola, meglio conosciuto come Julius Evola (Roma, 19 maggio 1898 – Roma, 11 giugno 1974), è stato un filosofo, pittore, poeta, scrittore, occultista ed esoterista italiano. I suoi molteplici interessi comprendevano l’arte, la filosofia, la storia, la politica, l’esoterismo, la religione, il costume e gli studi sulla razza.

Non crediamo nell’uguaglianza degli uomini perché solo alcuni possiedono le qualità intellettuali, morali e spirituali che li rendono superiori, in quanto altri sono condannati irrimediabilmente alla mediocrità dalla loro labile indole o scarsa intelligenza.
La democrazia non è che un’utopia, un sistema irrealizzabile, pari al suo parlamento che non rappresenta la volontà del popolo, ma quella di un gruppo di individui che governa mediante l’uso del compromesso e dell’opportunistico “do ut des”, mentre un potere legislativo composto da tecnici indipendenti controllati dallo stato garantirebbe con maggiore obbiettività e tempestività la promulgazione di leggi efficaci, non nell’interesse dei partiti, ma in quello della nazione.
Quella auspicata da Evola è una forma gerarchica politico-sociale derivata da una concezione tradizionale che muove “dall’alto verso il basso”, dal superiore all’inferiore, una realtà che si sviluppa secondo il riflesso storico e politico di valori e idealità metastoriche e metapolitiche, secondo una visione dell’individuo e di uno Stato che sia essenzialmente fondata sull’essere e non sull’avere e plasmata da un fondamento spirituale-aristocratico. Tale Stato dovrà sempre garantire a tutti, indistintamente, il diritto alla dignità, all’istruzione, al lavoro e alla salute. La sua guida spetterà però a coloro che il processo naturale della vita ha selezionato per questo compito, in base appunto alle suddette virtù e caratteristiche.
La tematica di Evola inerente ai valori spirituali della Tradizione è molto complessa. Riporto un paio di sue citazioni sulla “migliore gioventù” (quella non contaminata dal materialismo e i suoi veleni):
“La giovinezza, la nostra giovinezza, si dichiara per una visione spirituale, eroica ed agonistica della vita. Essa rigetta ogni specie di materialismo, di mito economico o socialistico, in tutti i domini.” (Evola, “Carta della gioventù”)
“… Una certa capacità di entusiasmo e di slancio, di dedizione incondizionata, di un distacco dall’esistenza borghese e dagli interessi materiali ed egoistici, un gusto per l’autodisciplina in forme libere staccate da ogni istanza sociale, una serie di valori che si propongono come basi per assicurare ad un essere una vera forma ed una saldezza, il coraggio, la lealtà, la non tortuosità, la ripugnanza per la menzogna, l’incapacità di tradire, la superiorità ad ogni meschino egoismo e ad ogni basso interesse, possono essere annoverati fra quei valori che in un certo modo, sovrastano sia il «bene» che il «male» e vertono su un piano non «morale» ma ontologico, appunto perché danno un «essere» e lo rafforzano, di contro alla condizione presentata da una natura labile, sfuggente, amorfa.” (Evola, “La gioventù”)
Segue l’unico video esistente dell’intervista in francese con sottotitoli in italiano, effettuata da Dominique de Roux a Julius Evola, a Roma nel 1971, tre anni prima della sua morte. Ne pubblico uno stralcio della durata di nove minuti. La qualità del video purtroppo è a tratti deteriorata e la traduzione italiana non sempre accurata.
Il filosofo risponde a due domande, la prima sui suoi rapporti con il nazionalsocialismo e il fascismo, la seconda sulla sua interpretazione della “dottrina della razza”.
Prestate molta attenzione al minuto 03:26. La traduzione italiana è completamente sbagliata e va corretta come segue:
“… In relazione alle SS, il discorso è leggermente diverso, poiché d’abitudine, delle SS hanno raccontato solo gli aspetti più tragici, come i campi di concentramento, la Gestapo …”.
Non sono d’accordo con lui sulla critica all’«aspetto dittatoriale dello Stato» al minuto 01:42, mi pare contrasti con quanto affermato al minuto 01:11, quando espone la sua concezione di «Autorità dello Stato». A tale riguardo mi trovo decisamente più in linea con il pensiero di Heidegger. Rimane incontestabile il fatto che di Evola nel dopoguerra si sia parlato pochissimo, se non per affermarne l’appartenenza alla schiera dei filosofi emarginati e proscritti della cultura di destra. Sarebbe quindi il caso di meditare su come anche in fatiscenti democrazie il popolo venga educato a pensare conformemente a determinati schemi che ad esse convengono. Oggi forse le cose sono un po’ cambiate e dei filosofi tradizionalisti si parla con maggiore obbiettività e frequenza, pennivendoli e scribacchini sinistroidi a parte.
C’è però da augurarsi che la Destra attuale rompa una volta per tutte con gli obsoleti orpelli del suo passato, purtroppo molti dei nostri giovani questo non lo vogliono ancora accettare. Politicamente mi sento vicino alla Russia di Putin e ancora di più alla Cina. È straordinario come essa sia riuscita a trasformarsi e a diventare la nuova potenza egemone mondiale, resuscitando in un certo senso quel vetusto “rossobrunismo” altrimenti destinato a gravitare irrilevante nell’anonimo limbo della sterile teoria. Tra i filosofi contemporanei credo sia doveroso citare Alain de Benoist, Alexander Dugin, Michel Onfray, Alain Finkielkraut, Regis Debray ed Eric Zemmour.
Ad Evola va riconosciuto il merito di aver lasciato un segno indelebile nella storia della filosofia.
Video – Intervista a Julius Evola con sottotitoli in italiano – durata 9 minuti circa

Intervista Julius Evola
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Cinquant’anni di una nostra storia che non è mai finita.
1968 – 2018
“Paratus, Fidelis, Semper Simul”
Dal 1967 e per oltre un decennio, a Milano lottammo con tutte le nostre forze e poche risorse contro i marxisti, giovani della nostra età in numero però molto superiore e impegnati su un fronte ideologicamente opposto. Nonostante i durissimi scontri ed il sangue versato da ambedue le parti, mi sento di dire senza timore di essere smentito che noi della destra extraparlamentare evoliana rispettavamo i nostri avversari. Erano soldati che con spirito risoluto lottavano come noi per una ideologia che ritenevano giusta, anche se per loro la lotta era tutt’altro che cavalleresca. Si deve convenire che la linea che ci separava era molto tenue. Come loro, anche noi credevamo ad uno Stato totalitario, ci distingueva ovviamente la differente interpretazione della sua struttura.
Si dice che i marxisti non possiedano valori spirituali perché sono privi di un’anima-spirito, costretti dunque a vivere segregati nel limbo del loro misero credo materialista, ateo, piatto, pseudo-egualitario, amorfo e inespressivo.
Ecco quindi l’avvento liberatorio di una possente entità rigeneratrice, l’Individuo Assoluto secondo Evola, o l’«Übermensch», l’oltre-uomo o superuomo, secondo il nichilismo attivo di Nietzsche, che si erge al disopra di un mondo inferiore e imbelle e lo redime con la forza dei suoi valori e della sua volontà. Egli è visto come il grado più alto dell’evoluzione, ed esercita il diritto dettatogli dalla superiorità morale e spirituale sugli altri. Questo diritto gli si presenta anche come il dovere di contrapporsi all’ipocrisia della massa e va contro la stessa tradizionale etica del dovere. Il superuomo contrappone al kantiano “Tu devi!”, il nietzschiano “Io voglio!”. Attenzione però: nel superuomo non viene identificato un capo carismatico reale, ma l’annunciatore di una nuova figura umana astratta, consapevole secondo Zarathustra, di essere solo un ponte verso una sua più completa e “umana” affermazione, avvalendosi di un supplemento di coscienza e di spirito per adempiere al soddisfacimento della propria esistenza.
Seguendo gli insegnamenti della dottrina tradizionalista evoliana, capii che alcuni sono davvero superiori agli altri, non biologicamente per via della razza a cui appartengono (come sostenuto dalle folli leggi razziali e antisemite che contribuirono alla caduta ideologica del movimento nazionalsocialista), ma spiritualmente, per i valori spirituali e le doti morali che possiedono. Come tutti i popoli del mondo, anche gli ebrei hanno le loro colpe. Ma sostenere la loro inferiorità è a dir poco ridicolo, visto che parliamo di una gente guerriera, coesa e determinata, dalla storia millenaria e che ha dato a questo mondo alcuni dei più grandi geni, in ogni campo dello scibile umano. Davvero inconcepibile.
Mi convinsi che siamo ben lungi dall’essere tutti uguali, che la tanto decantata Rivoluzione francese, con le sue impossibili teorie di una società fondata su uguaglianza, libertà e fraternità, sia stata un colossale fallimento storico, un’insensata utopia da manuali scolastici, avendo essa provocato l’ascesa di una borghesia corrotta, perversa ed inetta, espressione dei congeniti vizi di gran parte del genere umano. Compresi quanto sia rilevante la differenza tra chi conosce il vero significato di Onore, Eroismo, Fedeltà e chi invece sceglie di vivere una vita da misero codardo. Ero ancora un ragazzino, quando lessi per la prima volta il discorso del leggendario Comandante della Xª MAS, pronunciato dopo l’otto settembre del 1943.















